Il Penello e dintorni

L’area di valico e il monte Penello  

Il Barone Andrea Podestà, morto nel 1895, aveva in località Giutte vasti possedimenti costituenti la riserva di caccia e i territori di villa. Tali terreni oggetto del lascito e amministrati da Asl e Comune sono ceduti in gestione, per il mantenimento dei fabbricati dei boschi e dei pascoli facenti parte dello stesso.

 

Le Rocce di Issel e a Giandotto

Nel 1908 Issel scoprì alle Giutte, in località Prato d’Ermo ( 510 mt.slm), questa roccia di talcoscisto recante incisioni rupestri prevalentemente di epoca preistorica. La pietra riporta, su una superficie di cm 280 x 140, graffiti curvilinei e segmenti variamente aggregati e concentrati sulla sua parte destra. Vi si riconoscono anche affilatoi a polissoir, che si intersecano in vari sensi.
Poco distante, in località Giandotto, su di un’altra roccia sono stati riconosciuti graffiti con scene di caccia, sempre di epoca preistorica.
Entrambe sono oggetto di un programma di conservazione e valorizzazione da parte della Comunità Montana e del Comune di Mele.

 

Palazzo Rovereto a Pian della Castagna

Pian della Castagna è situato a 465 mt.slm. tra il Turchino e le Giutte (strada n. 456): qui sono visibili i ruderi del palazzo fatto costruire dai Rovereto agli inizi del XIX secolo, in particolare la Torre Tianin e la sala. Attorno al palazzo sorgevano altri elementi a simulazione di un insediamento rurale medievale: due torri di difesa e svariate caselle.

 

La Neviera

Si trova ad una quota di 366 mt.slm, a Ignari, in località Giutte: la Comunità Montana ha realizzato un progetto per restaurarla e consentirne la visibilità, accentuando così l’interesse escurionistico dell’area. La neve era utilizzata d’estate sia per la preparazione degli aristocratici sorbetti che per impieghi terapeutici, per lenire traumi e febbri. La Neviera di Mele è praticamente intatta: profonda 4-5 metri, vi si accede da una galleria che conduce ad un ambiente circolare (diam. m 10). Il fondo della neviera era accessibile da una scala in pietra realizzata sulla parete; la copertura a cupola comunicava all’esterno con una piccola apertura da cui si caricava la neve. Questa struttura, in pietra e malta di calce, risale agli inizi del XIX secolo.

 

Le neviere Pallavicino al Monte Penello

Tra le neviere più affidabili per la regolarità degli approvigionamenti al capoluogo, c’erano quelle situate sull’altopiano del Monte Penello (mt. 995 slm): nonostante la prossimità al mare, questa è infatti una zona di carattere spiccatamente montuoso (i vicini rilievi di Punta Martin e della Baiarda sono tradizionali palestre per gli arrampicatori), con un clima a tratti rigido e copiose nevicate invernali. In tutta l’area dell’altopiano, localmente denominata a scaggia per il continuo alternarsi di rocce ed erba, era praticato il taglio del fieno e l’attività di raccolta e trasporto a valle della neve. Quest’ultima era svolta con l’impiego dei muli e di lavoratori stagionali che nel periodo estivo salivano alle neviere e ricavavano blocchi di ghiaccio che, protetti con fogliame secco e avvolti in sacchi di tela, venivano trasportati nelle ore notturne fino a Soziglia e, dal secolo XIX, in piazza Acquaverde. Con l’istituzione della gabella della neve (1640), lo Stato cedeva ad un unico imprenditore il diritto esclusivo ad esercitare questo commercio, pratica che durò fino al 1870.
Oggi l’area del Monte Penello (facente parte dell’omonimo parco urbano comunale) si raggiunge con itinerari escursionistici di media difficoltà partendo da Pegli e da Prà, nonché dal Santuario dell’Acquasanta, attraverso il percorso: Bric Castello, antica strada del Turchino, sella del Giovo Piatto, sino alla vetta.