La storia del territorio di Prà

Alla base del primato del basilico di Pra c’è un’innovazione, altrove impossibile, nelle condizioni storiche di commercializzazione: perché al pesto fatto di basilico si sostituiva un tempo – neanche troppo remoto – un prodotto di altre verdure (pesto di erbette), fino a quando la vicinanza alla città e la peculiare condizione di Pra non consentì di “inventare” la disponibilità invernale del basilico.

Basilico e manifattura storica sono dunque le due ragioni e gli ambiti spaziali del Parco, articolati sulle “ville”, poderi di medie dimensioni al centro dei quali talvolta è presente un palazzo con funzioni di direzione dell’attività agricola.

Le fonti storiche analizzate non mostrano una forma di esclusività nella coltura del basilico, testimoniano però un’altra peculiarità del Capitanato di Voltri: l’intreccio fra colture agricole pregiate e manifattura. La condizione di eccellenza nella coltura del basilico non risale molto addietro nel tempo: il Catasto della Repubblica Ligure Democratica (1798), pur mostrando elevati valori fondiari e immobiliari e frequenti aree con destinazione ortiva, non fa cenno a questa specialità, mostra invece, in connessione agli elevati valori delle maggiori ville, una notevole frequenza di molini da carta, da frumento, da olio, fabbriche di biacca; insomma una condizione assai specifica del paesaggio manifatturiero ligure.
   
Si tratta di una condizione ‘industriale’ che si rivelerà indispensabile allo sviluppo agricolo di Pra: uno sviluppo che inciderà anche sulla trasformazione del territorio con l’edificazione – a partire dalla fine del XIX secolo – di serre sempre più numerose.

Sarà in seguito la San Giorgio a fornire un combustibile a bassissimo prezzo, il carbon coke combusto, sottoprodotto della produzione siderurgica: disponibile in quantità tali da garantire continua alimentazione alle caldaie delle serre e produttrici, a quanto pare, di significative quantità di cenere, che, versata sul terreno acido di Pra, lo rendeva moderatamente alcalino e quindi adattissimo alla coltura del basilico. Se è noto il predominio della carta a Voltri, il Catasto della Repubblica ligure democratica descrive le grandi proprietà di Pra come aree vallive caratterizzate da elevati valori immobiliari: valori che si incentrano proprio negli edifici per la manifattura, anticipando di mezzo secolo il grande progetto di Luca Podestà (padre di Andrea che diverrà poi sindaco di Genova) nel costituire la sua proprietà (villa Sauli Podestà, che nella sua massima estensione raggiunse dal mare la Cappellina sotto Punta Martin, in prossimità dell’Acquasanta).

Oggi questo assetto insediativo è a malapena leggibile nell’affollata edificazione dei giorni nostri, ma non appena fuori dall’edificato più recente, e dove le serre lasciano il posto alle macchie e al prato delle vallette interne, la natura agri-manifatturiera di Pra emerge con forte evidenza.

La fonte archivistica e la ricerca sono concordi nel definire il contesto amministrativo e quello economico della trasformazione ottocentesca: da un lato la dimensione del Capitanato di Voltri, la sua destinazione produttiva così evidente fin dalla prima età moderna per tutto il territorio da Pegli a Varazze, dall’altro il sistema dell’energia.In questo senso si deve parlare di insediamenti perpendicolari alla costa e connessi al sistema di irregimentazione dei torrenti. Sistema che, diversamente da altre aree del continente europeo, non si rivolge alla moderazione del regime idrico (compensazione attraverso canali), ma ha il proprio punto di forza nella violenza di alcune rogge, nelle differenze di potenziale connesse ai dislivelli, nell’adduzione in termini assoluti cospicua per il clima piovoso della Liguria.