Basilico e agricoltura

La coltura del basilico si sviluppa sul territorio immediatamente alle spalle del litorale di Pra’, sulle rare “piane” o – più frequentemente – sulle colline terrazzate a ridosso del mare.
In questa parte di Genova le condizioni ambientali consentono un ottimale equilibrio di profumi e sapori che danno vita all’inconfondibile basilico genovese. Non esiste in realtà un’area specificamente riservata a questo prodotto: l’urbanizzazione e la vocazione portuale sono aspetti con i quali il basilico deve convivere.
A questo alle volte si aggiungono eventi atmosferici devastanti: le alluvioni e le grandinate che in tempi recenti hanno colpito la zona.
Ma le coltivazioni del basilico sopravvivono e anzi si sviluppano dandoci un prodotto realmente prezioso.
Il basilico si coltiva in piena terra. Soprattutto nelle serre che si trovano sulle colline terrazzate tra rio San Michele, rio San Pietro, rio Fagaglia e torrente Branega, dove la combinazione di terreno, disponibilità di acqua sorgiva e un microclima particolare ne consentono lo sviluppo. Il ciclo vitale della pianta è di durata annuale, fino ad un’estensione di quaranta centimetri di arbusto. Tuttavia in cucina si utilizza in una fase di sviluppo molto precoce, quando la pianta presenta sei-otto foglie e possiede un aroma più gradevole.
Le semine del basilico, che in assenza di riscaldamento in serra vanno da marzo a ottobre, si susseguono tutto l’anno. La raccolta in estate avviene dopo venti giorni, mentre durante l’inverno è necessario attendere fino a sessanta giorni. La disponibilità invernale del basilico ha fatto venir meno la versione povera del pesto, fatto con altre verdure (pesto di erbette).
Il basilico, bandiera di Genova in tutto il mondo, non è la coltivazione esclusiva della zona. Convive con le primizie e gli ortaggi nostrani, che rifornivano e in parte riforniscono ancora oggi, i mercati della città.

La filiera del basilico nell’area del Parco

Il Parco del Basilico opera per il monitoraggio delle realtà produttive e della filiera del basilico, per creare una base conoscitiva che sia il riferimento principale per tutte le attività e iniziative.

La prima attività avviata consiste nella realizzazione di un’indagine sulla basilicoltura del Ponente genovese, sviluppata tramite sopralluoghi in azienda e interviste ai produttori.
Tale indagine ha lo scopo di individuare precisamente elementi relativi alla produzione, nello specifico:

* dati generali aziendali
* aspetti economici e commerciali
* dati tecnici e agronomici
* dati strutturali e dotazioni aziendali
* orientamenti dell’azienda

La produzione del caratteristico Basilico di Pra’ viene effettuata in prevalenza all’interno di aziende di dimensioni ridotte e le cui strutture di protezione spesso sono di tipo tradizionale. Negli ultimi anni alcune realtà imprenditoriali giovanili vedono un ammodernamento aziendale con serre di nuova costruzione ed ampia superficie, che favoriscono una razionale gestione dei parametri ambientali per il controllo delle avversità e per ottimizzare la produzione, con un ricorso all’utilizzo dei sistemi di lotta chimici notevolmente ridotto.
Il basilico viene prodotto quasi esclusivamente in serra (coltura protetta) e le peculiari operazioni colturali effettuate (alta densità di semina, concimazione organica, raccolta precoce) conferiscono a questo prodotto eccellenti caratteristiche organolettiche che lo rendono così pregiato.

Indagine conoscitiva sulla basilicoltura del Ponente genovese 

Alcuni cenni storici sulla produzione del basilico a Pra

L’area del Capitanato di Voltri si caratterizzava, fin dalla fine del settecento, per la produzione d’olio, per la frequenza di molini da frumento ma soprattutto da carta. Il Catasto della Repubblica ligure descrive invece le grandi proprietà di Pra’ come valli caratterizzate da elevati valori immobiliari: sono gli edifici manifatturieri. La tradizione industriale si affianca a quella agricola e sfrutta le differenze di potenziale energetico legate allo scorrere delle acque in terreni con elevati dislivelli. In questo quadro, alla fine dell’ottocento vengono edificate le prime serre. La San Giorgio, durante il secolo scorso fornisce carbon coke, sottoprodotto della produzione siderurgica ad un prezzo bassissimo, consentendo da un lato il riscaldamento delle serre, dall’altro la produzione di una significativa quantità di cenere, adatta a rendere moderatamente alcalino il terreno acido di Pra’. Basilico e manifattura storica sono pertanto le ragioni e gli ambiti spaziali del Parco, articolati sulle “ville”, poderi di medie dimensioni al centro dei quali talvolta sorge un palazzo con funzioni di direzione dell’attività agricola.